
Burattini bolognesi: le teste di legno che raccontano la città
Dalle piazze medievali ai teatrini di oggi, l’arte burattinaia continua a incantare generazioni
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“Ieri mattina al circolo turistico bolognese venne costituita la sezione per le esercitazioni di sport in campo aperto e precisamente il Foot Ball Club” così, il 4 ottobre 1909, il Resto del Carlino racconta un momento storico per la città: la fondazione del Bologna Football Club.
Il giorno prima, infatti, alla birreria Ronzani di via Spaderie, si riunivano Louis Rauch, Giuseppe Della Valle e Arrigo Gradi, rispettivamente presidente, vicepresidente e capitano di quella neonata squadra di calcio. Insieme a loro, era Emilio Arnstein, il vero fautore del BCF che, appena arrivato a Bologna, aveva subito iniziato a cercare ragazzi che, come lui, fossero appassionati di calcio.
A inizio secolo, il calcio poteva dirsi uno sport abbastanza giovane. La codificazione ufficiale delle sue regole risaliva, infatti, al 26 ottobre 1863: quel giorno, in Inghilterra, veniva fondata la Football Association e il calcio otteneva un’identità propria e nettamente separata dal rugby.
Ma in realtà, la nascita della F.A. era solo l’ultimo capitolo di una storia millenaria. Il calcio, infatti, vanta un’origine non solo antichissima ma anche poligenica, ovvero, è stato sviluppato con regole e finalità molto simili in molteplici aree del mondo anche estremamente lontane tra loro e non in contatto. In Cina, ad esempio, i soldati si allenavano “giocando” a calciare un pallone già tra il III e il II millennio a.C. Questo tipo di addestramento militare divenne poi uno sport a tutti gli effetti – praticato sia da uomini che da donne – e venne esportato nei paesi vicini come il Giappone o la Corea. Altri esempi famosi di sport con la palla antenati del calcio ci arrivano dall’area mesoamericana, dove si giocavano varianti diverse che ricordano il moderno basket o la pallavolo, ma anche dall’antica Grecia, dove veniva praticato l’episkyros, una sintesi abbastanza violenta delle odierne versioni di calcio e rugby. Ovviamente, l’episkyros attraversò il mare e approdò nella nostra penisola insieme ai coloni. Per i Romani il gioco della palla era l’harpastum, simile a quello greco e come questo molto violento – nomen omen, harpastum viene dal greco harpázō, cioè tirare con forza, strappare, riferendosi ovviamente alla palla. Attraverso l’impero, il l’harpastum si diffuse in tutta Europa, continuando a svilupparsi nei secoli successivi: nel Medioevo troviamo giochi con la palla in Francia e nelle isole della Gran Bretagna, mentre in Italia la maggiore diffusione arriva con l’età delle Signorie. Il calcio storico, tappa evolutiva tra l’harpastum e il calcio moderno, si afferma soprattutto a Firenze e successivamente, tra il XV e il XVI secolo anche a Venezia e Bologna.
Dal Sei-Settecento abbiamo notizia di giochi con la palla provenienti un po’ da tutto il globo, dall’America del Nord all’Australia, nati dalla fusione di antiche pratiche indigene con il portato culturale dei coloni e dei viaggiatori.
Arriviamo dunque alla metà del XIX secolo: in Inghilterra già nel 1848 si cominciano a formulare le prime regole del calcio soprattutto per limitarne gli aspetti più violenti, che portavano le autorità locali, in diversi paesi, a proibire lo svolgimento degli incontri.
Ma se pure così si limitavano infortuni e risse, il regolamento era ancora incompleto: bisognerà aspettare fino al 1871 – anno in cui, oltretutto, venne fondata la Rugby Football Association, consolidando così la differenziazione tra i due sport – per l’istituzione del ruolo del portiere, l’unico giocatore autorizzato a prendere la palla con le mani. La forma della porta – dotata di traversa – venne disciplinata nel 1888 e bisogna aspettare fino al 1897 per la standardizzazione della durata del gioco nei due tempi da 45 minuti ciascuno.
Nel frattempo, erano nate le diverse specializzazioni all’interno del campo e i giocatori cominciavano a differenziarsi tra attaccanti, difensori e centrocampisti, e si erano disputati i primi tornei.
In via Spaderie, dunque, quel giorno dell’ottobre 1909 si metteva nero su bianco non soltanto lo statuto di fondazione del BFC, ma si dava forma alla passione di un gruppo di ragazzi per il calcio, il “nuovo” sport che muoveva i suoi primi passi nel mondo e che era ancora inconsapevole dello straordinario successo che avrebbe avuto.
Appena arrivato, Arnstein andò letteralmente in giro per la città alla ricerca di appassionati del nuovo sport e le voci dei bolognesi lo portarono fino ai Prati di Caprara, dove avrebbe trovato “quei matti che corrono dietro a una palla”. Tra questi, oltre ai già citati Rauch e Gradi, vi erano alcuni studenti del Collegio di Spagna, come Antonio Bernabéu, il cui fratello, Santiago, era il presidente del Real Madrid. I colori della squadra bolognese, il rosso e il blu, hanno origine nelle maglie che Gradi aveva portato dal collegio svizzero Wiget a Rorschach, dove aveva giocato come calciatore, e che aveva utilizzato nelle partite giocate anche prima della fondazione ufficiale della squadra.
Da questo momento, il BFC inizia una lunga storia fatta di vittorie, come il primo campionato del 1910, che gli consente di arrivare alla Prima Categoria – oggi conosciuta come Serie A. Ai momenti più felici si alternano, inevitabilmente, periodi drammatici, ad esempio quelli vissuti durante la Prima guerra mondiale quando il club venne ridotto in condizioni misere e ben sette giocatori caddero sui campi di battaglia.
Negli anni ’20 del secolo scorso si iniziava a delineare la figura del coach ed è in questo periodo che il BFC decide di far entrare in squadra un professionista che potesse dare ai giocatori la giusta spinta e preparazione per continuare a crescere, facendo ricadere la scelta su Hermann Felsner. Gradi e gli altri, infatti, avevano subito deciso di cercare a Vienna, che era allora la città che offriva i migliori talenti nel gioco del calcio, il loro uomo. E Felsner diede al BFC proprio quello che cercava: allenamento duro e rigoroso, attenzione ai dettagli, programmi rigidissimi che trasformarono la squadra nel Bologna “che tremare il mondo fa”.
Il primo scudetto arrivò nel 1925 e l’anno successivo venne inaugurato lo Stadio Littoriale, che nel 1983 venne intitolato a Renato Dall’Ara, presidente del Bologna Calcio dal 1934 al 1964. Sotto la sua guida attenta e lungimirante il BFC vinse cinque scudetti, l’ultimo ottenuto quattro giorni dopo la morte del “Presidentissimo”.
Allora come adesso, la squadra del Bologna è una delle grandi passioni che fanno battere il cuore della città. Negli ultimi anni è riuscita a tornare alla Champions League, e nel 2025 ha vinto la Coppa Italia per la terza volta nella sua storia. Il Bologna è stato festeggiato non solo nelle strade della sua città, ma ha portato a Roma 30.000 tifosi per celebrare il suo trionfo. Quest’anno il BFC è impegnato nell’Europa League e ancora una volta tutta Bologna fa il tifo per quei matti che corrono dietro a una palla.